Views: 2
Il violoncello è una donna, rispondeva il celeberrimo violoncellista Mstislav Rostropovich a chi gli chiedeva di spiegare la profonda intesa e connessione emotiva con il suo strumento, e con l’atmosfera passionale e avvolgente della sua musica. Sarà questo il filo rosso della serata che vedrà protagonista a Trieste una straordinaria violoncellista, l’olandese Ella Van Poucke, “star” pluripremiata e vincitrice del prestigioso Premio Chigiana 2017, così come del primo Premio all’International Isang Yun Cello Competition, e di moltissimi altri contest. Domani, 25 febbraio, farà tappa al Teatro Miela di Trieste, nell’ambito del cartellone Cromatismi 5.0 di Chamber Music, in Duo con il pianista Severin von Eckardstein, habitué delle più prestigiose sale da concerto del mondo, per una serata – concerto dedicata a grandi pagine di Schubert, Schumann e Chopin. È questa la terza proposta della Stagione Cameristica Chamber Music, diretta da Fedra Florit: biglietti presso TicketPoint Trieste, informazioni sul sito www.acmtrioditrieste.it. Cromatismi 5.0 trova il sostegno del MIC – Ministero della Cultura, della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura e di Banca Mediolanum e Zoogami.
Il repertorio della serata si aprirà dunque con la Sonata in la minore per violoncello e pianoforte «Arpeggione» D 821 di Franz Schubert: una partitura datata 1824, l’anno decisivo nell’esperienza creativa del compositore come autore di musica strumentale. L’arpeggione era un ibrido tra il violoncello e la chitarra: suonato con l’arco e tra le ginocchia come il violoncello: contava sei corde come la chitarra, della quale riprendeva anche la forma della cassa e l’aspetto della tastiera. La Sonata D 821 sprigiona un fascino sottile ma deciso, nel segno della fantasia lirica che contraddistingue la musica strumentale dell’ultimo Schubert. La scrittura mira a valorizzare in uguale misura quelle le risorse espressive dell’arpeggione, la sua cantabilità e l’agilità virtuosistica. Si prosegue con i Phantasiestücke opera 73 di Robert Schumann, pagine composte nel 1849, anno fra i più fecondi per il compositore. L’opera 73 appartiene a un nucleo di composizioni destinate a un consumo privato, nella tradizione tipica della Hausmusik che, oltre ad allietare le serate dei coniugi Robert e Clara, era parte integrante della vita musicale tedesca, ed è in parte sopravvissuta fino ai nostri giorni. Gran finale con la Sonata in Sol min. op.65 di Fryderyk Chopin, rappresentativa del repertorio che segnava l’approfondimento della musica da camera nella carriera del compositore. La Sonata giunge come opera matura degli ultimi anni: un’opera notevolmente strutturata e concepita “alla tedesca”. Se il sapore timbrico e la capacità di dialogo lirico rimangono inconfondibilmente chopiniani, si avverte l’attenzione a preservare l’equilibrio fra i due strumenti, mettendo in giusto risalto il violoncello.
—^—
In copertina, la grande violoncellista olandese Ella Van Poucke; all’interno, il pianista Severin von Eckardstein.

